Problematiche legate alla conservazione dei castagneti
Dalla seconda metà del Novecento la castanicoltura ha manifestato una notevole crisi determinata da molteplici fattori. Le principali criticità sono riconducibili a:
- realtà socio economica ➔ cambiamento nello stile di vita e nel tipo di alimentazione, grazie alla maggiore disponibilità di produzioni agricole. L’abbandono della montagna e delle colture più disagevoli, struttura demografica dei castanicoltori caratterizzata da carenza di giovani.
- Tipologia degli impianti ➔ aziende di piccole dimensioni, scarsa accessibilità ai terreni, difficoltà di meccanizzazione, gestione spesso saltuaria o caratterizzata da pratiche colturali inadatte o assenti.
- Attacchi fitosanitari ➔ mal dell’inchiostro, cancro corticale e cinipide galligeno, che hanno causato nel tempo danni notevoli. Inoltre, dal 2005, è comparsa una nuova malattia causata da un fungo, lo Gnomoniopsis castanea, che provoca il marciume della polpa del frutto.
In Trentino i castagneti rappresentano storia, economia e cultura del territorio, oltre ad avere valenza paesaggistica ed ecologica in quanto esempio di coltivazione praticata in assoluta naturalità.
La coltivazione del castagno ha contribuito negli anni al mantenimento del paesaggio rurale attraverso tutte le attività che comporta come la cura di eventuali manufatti di sostegno come muretti a secco e delle piccole infrastrutture atte a regolare il deflusso delle acque e limitare l’erosione. Ha contrastato il degrado del suolo e il dissesto idrogeologico attraverso il robusto apparato radicale ed al mantenimento del manto erbaceo sotto chioma.
Schede informative:

La castanicoltura in Trentino ha una storia antichissima ed un’elevata importanza, rappresentando fino al secondo dopoguerra una importante fonte di sostentamento



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